La ricerca pittorica di Fabrizio Cancelliere nasce dall’osservazione del paesaggio e si sviluppa come indagine emotiva sull’esperienza umana. Attraverso gesto e colore, il lavoro esplora tensioni interiori, contrasti e stati percettivi instabili. La pittura diventa linguaggio primario, spazio di confronto tra luce e oscurità, equilibrio e frattura.
Viaggiare, vivere altrove e assorbire nuove culture ha progressivamente modellato il suo sguardo sul mondo. La pittura nasce da questa esperienza diretta, come necessità espressiva e strumento di equilibrio, un modo per dare forma a ciò che spesso non trova spazio nel linguaggio verbale.

Il lavoro si muove tra figurazione e astrazione, lasciando spazio all’immaginazione dello spettatore. I paesaggi dipinti, spesso privi di orizzonti certi, diventano luoghi interiori attraversati da tensioni e contrasti. Luce e buio non si oppongono, ma convivono, generando una dimensione instabile in cui la ricerca della bellezza nasce dal conflitto.

La ricerca prende forma inizialmente attraverso l’uso di olio e acrilici, come strumenti di costruzione e stratificazione dell’immagine. L’incontro successivo con i pastelli morbidi segna una svolta decisiva: il gesto diventa più diretto e istintivo, il colore più immediato, capace di restituire con precisione la tensione emotiva del processo pittorico.

La pittura è vissuta come un bisogno urgente e contraddittorio: un atto che libera e inquieta, che nasce dall’ascolto di una dimensione interiore in continuo movimento. Ogni lavoro è il risultato di questo equilibrio instabile tra controllo e abbandono.
La pittura rimane uno spazio di ricerca aperto, un luogo di confronto tra esperienza personale e visione condivisa. Un linguaggio che invita lo spettatore a sostare, osservare e trovare una propria risonanza.
La mia arte è un viaggio di ricostruzione. Dipingo perché sono rotto in mille pezzi; la pittura mi dà la possibilità di rimodellare quei frammenti in mille cose diverse che siano positive per chi le osserva.
Molti potrebbe costruire una scala fino alle stelle con i momenti di dolore e tristezza che hanno segnato la loro vita. Io ho scelto di trasformare i miei in qualcosa di creativo, dove ogni stella raggiunta possa scendere per quella scala trasformata in un’opera d’arte e regalare sorrisi, stupore, gioia a chi le osserva. Il mio lavoro è uno spazio dove il peso del passato si trasforma nell’energia del presente.
Come artista autodidatta, mi muovo tra pastelli, acrilici, oli e inchiostro, lasciando che ogni tecnica faccia eco alla tensione tra controllo e resa. Spesso vorrei che le persone potessero vedere il processo in studio: il momento crudo in cui il conflitto incontra la tela. Mentre le mie descrizioni parlano di lotta e di luce, ciò che dicono veramente è: “Guarda, questo sono io, che esplodo in un numero infinito di colori e gesti, per poi ricompormi in qualcosa di bello da condividere”.
Il mio lavoro affonda le radici nell’onestà dell’imperfezione. Per me, l’arte non riguarda l’esecuzione impeccabile, ma il permettere agli errori di diventare parte della narrazione. Ogni dipinto è uno di quei mille pezzi rotti che cercano costantemente un modo per tornare l’uno dall’altro — per sentirsi completi e, auspicabilmente, per essere in pace.
Spero che queste opere risuonino non come risposte definitive, ma come una conversazione aperta, invitandovi a riscoprire la vostra storia tra i colori e le forme.
Fabrizio Cancelliere
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